in:

Mass media sotto accusa: troppo spesso connotazione negativa di un disagio curabile

Un pizzico di agitazione e anche un velo di rabbia, da chi è stato vittima degli stessi pregiudizi, a volta raccontati con superficialità, a volta addirittura alimentati. Angelo Bagni è un utente del Dipartimento di Salute Mentale, ha avuto problemi seri e li ha affrontati. Da due anni svolge un ruolo attivo nell’organizzazione delle attività volte a sensibilizzare un pubblico che tende a bollare chi è afflitto da disagi psichici come “spacciato” o “irrecuperabile”, anche per colpa della televisione. Finendo spesso per convincere i diretti interessati. Incontri di approfondimento e di confronto, sul difficile rapporto tra mass media e salute mentale. Perché il segno del cambiamento, del fatto che i malati mentali non siano più considerati figure irrecuperabili, ha bisogno di diffusione. La stessa espressione “malato mentale”, appena utilizzata in questo servizio, esprime un concetto chiaro allo spettatore ma è vista negativamente dalle associazioni che, assieme ad Arci e all’Ausl, hanno curato una ricerca dettagliata sugli organi d’informazione. Scoprendo ad esempio che quasi metà dei servizi e degli articoli sulle persone affette da disagio mentale riguarda la cronaca, il più delle volte nera. E che in questi articoli e servizi le parole “raptus” e “follia omicida” raccontano ancora il disagio mentale come un male senza cura, buono per giustificare qualunque gesto.


Riproduzione riservata © 2018 TRC