in:

I due ragazzi bosniaci disoccupati, clandestini da quando i genitori hanno perso il lavoro

Chiedono la liberazione di Andrea e Senad, i due fratelli bosniaci nati e cresciuti a Sassuolo, rinchiusi al Cie di Modena e questa mattina lo hanno fatto con striscioni davanti all’ufficio del giudice di pace in via San Pietro a Modena, dove si teneva l’udienza proprio riguardo a questo caso. Sono le associazioni che da giorni si stanno mobilitando per questa controversa vicenda. Promotori del presidio il Pd, l’Arci,  "L’Italia sono anch’io" che si batte per lo ius soli, e altre realtà che lottano per i diritti degli immigrati. I due fratelli, 23 e 24 anni, si trovano da un mese al centro di identificazione ed espulsione dopo che i genitori hanno perso il lavoro diventando così clandestini e con loro i loro figli. Il problema è che i due giovani non possono essere nemmeno espulsi poichè i genitori non li hanno mai naturalizzati nel loro paese, la Bosnia insomma non li riconosce. I due fratelli hanno anche scritto alla corte Europea dei diritti dell’uomo e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la vicenda è finita in Regione. La questione è delicata; di mezzo ci sono anche alcuni precedenti penali per furto a carico dei due giovani. Per il senatore Pdl Carlo Giovanardi la prima decisione del giudice di pace è stata presa sulla base di elementi forniti dalla questura, secondo la quale i due risultano pluripregiudicati. Per il senatore i due giovani non sarebbero nemmeno nati in Italia


Riproduzione riservata © 2018 TRC