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Comune, Provincia e Arcidiocesi difendono così la struttura per il ricovero dei disabili

Tutto è partito dalla denuncia di un genitore che accusava il Charitas, la struttura pubblica per il ricovero di disabili, di utilizzare metodi non idonei nel trattamento del figlio disabile, legato giorno e notte. I responsabili della struttura si sono difesi sostenendo che quello era il modo per bloccare un movimento  di autolesionismo diffuso nelle persone con la sua patologia. E a difesa del Charitas sono scesi in campo, 24 ore più tardi, anche altri genitori, pronti a schierarsi dalla parte della struttura di via Panni, descritta come un appoggio indispensabile per le loro famiglie. A esprimersi oggi sono Comune di Modena, Provincia e Arcidiocesi, soci del Charitas, che parlano dopo la verifica svolte da figure professionali dell’amministrazione e dell’Azienda Usl. “Le notizie dei giorni scorsi – dicono gli enti – non solo non corrispondono alla realtà ma, per come sono state esposte, ledono la credibilità della struttura e possono incidere sulla motivazione degli operatori, che costituiscono la risorsa più importante”. Alla normale attività di vigilanza si è aggiunta la visita di controllo straordinaria alla struttura, che lunedì ha evidenziato l’utilizzo di strumenti per evitare scivolamenti e posture scorrette degli ospiti e, per alcune persone, di particolari accorgimenti volti ad evitare atti di autolesionismo. Il ricorso a questo strumenti è registrato in schede personali firmate da medico, infermiere e addetto all’assistenza, che vengono aggiornate e riviste periodicamente almeno ogni 3 mesi. In seguito all’utilizzo di questi mezzi non si registrano casi di infortuni o incidenti a carico dell’utenza o degli operatori.


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