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La Provincia di Modena si mobilita per il riconoscimento della dipendenza da gioco come patologia

61 miliardi di entrate, lo scorso anno, quasi il 4% del Pil, gli italiani si confermano un popolo di giocatori incalliti. E in tempi di vacche magrissime, il Governo si sta appigliando a tutto quello che può per fare cassa, compresa l’italica passione per la dea bendata. Così dopo le nuove tasse sui giochi d’azzardo, previste nella manovra di luglio, con la stangata-bis di Ferragosto è stata data la possibilità ai Monopoli di Stato, di introdurre nuovi giochi anche con vincite dirette in denaro. Nasceranno veri e propri casinò on-line dove giocare anche a Bingo e il poker dal vivo potrà affiancare quello su internet. Una parte delle entrate, il 3%, servirà a finanziare la social card. Una goccia nel mare perché gli effetti della dipendenza da gioco sono ben maggiori. Quasi 3 milioni gli italiani “a rischio”,  1800 gli schiavi del gioco d’azzardo a Modena, secondo i dati diffusi dall’associazione Papa Giovanni XXIII, da tempo attiva, per aiutare le vittime di questa vera malattia. Che però patologia ancora non è considerata. Per colmare questa lacuna, in Provincia, è stato approvato un ordine del giorno promosso da Pd e Idv in cui si chiede all’ente di intervenire per sostenere tutte le strutture attive nella cura del gioco d’azzardo patologico. Il documento approvato impegna la Provincia ad approfondire il fenomeno della dipendenza da gioco e ad avviare progetti di prevenzione, oltre a creare una rete tra le associazioni già attive, a cominciare dall’associazione Papa Giovanni XXIII che ha una struttura a Reggio Emilia e dalla Lag di Vignola che nel centro di Campiglio da tempo organizza incontri di recupero per i malati di gioco.


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