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E’ in corso la demolizione del vecchio camino bianco e rosso dell’inceneritore di Hera

Quando i modenesi che sono in vacanza torneranno dalle ferie dopo Ferragosto, non vedranno più il camino rosso e bianco dell’inceneritore di via Cavazza ergersi nel cielo. E’ partita, infatti, lunedì scorso la demolizione della struttura, che era stata costruita tra il 1990 e il 1994 quando entrò in funzione la terza linea. Dallo scorso maggio, invece, sono partiti i lavori di smontaggio dell’impianto delle tre linee ormai ferme dal 2009, per questo l’operazione non incide sul lavoro dell’inceneritore e i servizi vengono garantiti ugualmente. Al momento è in funzione una sola linea, la linea 4, in grado di rispondere alle necessità del territorio, mentre in futuro dovrebbe essere costruita anche la nuova linea 3 che integrerà e completerà quella esistente. Il camino dismesso era alto 80 metri, quasi come la Ghirlandina. Al suo fianco resta quello della linea 4 costruito pochi anni fa. Questa mattina venti operai erano al lavoro, quattro di loro sospesi ad un’altezza di 65 metri, e la previsione è quella di smantellare l’intera struttura entro venerdì 12 agosto. Le operazioni vengono svolte tramite una particolare gru che ha una capacità di oltre 500 tonnellate, uno scavatore con un braccio di 40 metri e un altro scavatore con una sorta di chela in grado di tranciare l’acciaio. Anche la vecchia cabina analisi viene smantellata perché ora le rilevazioni vengono fatte già nei nuovi impianti con sistemi all’avanguardia. I parametri relativi alle emissioni dell’impianto vengono anche costantemente aggiornati sul sito internet di Hera. Lo smantellamento è propedeutico al rinnovamento dell’impianto già deciso anni fa.   politica: “Siamo consapevoli che non esistono ricette magiche per la crescita, ma si può fare almeno in modo di non ostacolarla. E’ questo – insiste Mai – che vorremmo dalla politica, assieme alla presa di coscienza per una situazione di emergenza forse peggiore di quella di tre anni fa”. E l’analisi della Cna è decisamente disincantata: nei primi cinque mesi del 2011 l’export delle aziende italiane è aumentato del 17%, quello delle aziende tedesche solo di uno 0,7% in più. Eppure tra i Btp italiani e i Bund tedeschi c’è una differenza di 400 punti base (anche se oggi si è ridotta) che corrispondono a circa un 3% in termini di maggiori tassi di interesse pagati dall’Italia per finanziare il proprio indebitamento. “Significa – taglia corto Mai – che la credibilità delle aziende italiane è maggiore di quella dello Stato”. Per Mai è necessario ripartire dall’asse imprese-lavoratori per riaccendere la fiamma della ripresa.


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