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L’Università di Modena e Reggio capofila di un progetto dedicato alla qualità e alla tracciabilità dei vini. Il lambrusco a pari livello dei migliori pinot

Modena, terra di eccellenza per l’enogastronomia, nella qualità ci crede fuor di ogni dubbio; il nostro è uno dei paesi che più di ogni altro conta marchi di tutela. Adesso anche il lambrusco, e in generale i vini modenesi, avranno una loro certificazione oggettiva contro frodi e adulterazioni. Grazie a un progetto triennale coordinato dall’Università degli studi di Modena e Reggio per la tracciabilità e l’autenticità dei vini a garanzia dell’origine e del rispetto dei disciplinari di produzione. Formula pomposa  ma che significa la messa a punto di metodologie e approcci basati sull’analisi chimica e molecolare, in poche parole il Dna. Partner della ricerca, che partirà proprio in questi giorni, l’Istituto agrario di San Michele all’Adige e, per la copertura economica, tredici fondazioni italiane. L’obiettivo finale del progetto è la valorizzazione dei vini del territorio modenese e trentino, i primi che si confermano sempre di più un prodotto di largo consumo ma allo stesso tempo da esportazione, e i secondi con una lunga tradizione alle spalle. Le ricadute applicative mirano a documentare il maniera oggettiva e trasparente il consumatore con una sorta di carta d’identità del prodotto, in grado di risalire non solo al territorio di provenienza ma alla stessa vite di appartenenza. Coordinatore del progetto è il prof. Andrea Marchetti, del dipartimento di Chimica dell’Università di Modena, con esperienze di lavoro all’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi del Ministero per le politiche agricole.


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