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La presentazione del nuovo Pal sta generando reazioni diverse dai territori. Esulta chi si è salvato dai tagli, protestano gli altri.

La gioia di Castelfranco e Mirandola, la rabbia di Finale Emilia, mentre Carpi pensa di recuperare ad ottobre, come gli studenti rimandanti di un tempo. E’ la sintesi delle reazioni dei principali comuni al nuovo Pal, il piano in corso di approvazione che definirà gli scenari futuri della sanità modenese. Esulta chi si è salvato dai tagli, inevitabili in tempi di vacche magrissime, protestano gli altri. Emblematico è il caso di Castelfranco e Finale, i due ospedali che da tempo si diceva, fossero i più a rischio. La scure si è abbattuta su quello della Bassa, salvando il Regina Margherita. Per il Sindaco Stefano Reggianini una bella boccata d’ossigena, dopo essere stato messo in croce per anni dalle minoranze, proprio sull’ospedale. Anche perché il nuovo Pal potenzia il pronto soccorso che tornerà ad essere attivo 24 ore 24. Si leccano le ferite a Finale Emilia che mantiene alcune funzioni, come il day surgery ambulatoriale e la lungodegenza, seppur a posti ridotti, ma perde i ricoveri, e di fatto dal 2013 uscirà dalla rete ospedaliera provinciale per diventare Casa della saluta, magari con in più l’hospice per i malati di tumore. Situazione più complessa per il Ramazzini di Carpi. I consiglieri del Pdl, Baggio e Platis, denunciano come del nuovo ospedale tanto atteso non vi sia traccia e che complessivamente l’area nord della provincia esce penalizzata. I quattro sindaci dell’Unione Terre d’Argine preferiscono evidenziare le novità positive e i tagli alla sanità nella manovra finanziaria del Governo, ma rimandano anche il giudizio finale ad ottobre, quando il Pal sarà approvato definitivamente. “Una cosa deve però essere chiara a tutti – dicono i quattro – il Ramazzini è una priorità della sanità provinciale”. Avviso ai naviganti, in questa dura lotta tra territori.


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