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Urbanistica, tema caldissimo del confronto politico, ma anche cartina di tornasole della crisi economica. I costruttori di Confindustria chiedono al Comune un deciso cambio di marcia.

L’urbanistica della discordia. In principio fu lo scontro interno al Pd che portò alcuni consiglieri fuori dal partito, fino alla rottura, in città, tra gli stessi democratici e l’Italia dei valori, ancora non sanata, che portò la transfuga Eugenia Rossi a candidarsi a Sindaco per il partito di Di Pietro contro Pighi. Ma dal 2009 ad oggi il copione non è cambiato granché, al massimo i nomi dei protagonisti. Oggi ad incarnare la critica contro l’assessore Sitta e la cosiddetta “cementificazione” della città è Modena Attiva, ma per domani anche il Forum ambiente del Pd ha organizzato un confronto sull’urbanistica a Palazzo Europa, senza invitare l’assessore, a riprova che le scelte sull’urbanistica sono diventate terreno minato, scontro interno al Pd e tra i democratici e gli alleati di sinistra. Ma al di là della battaglia politica, c’è molto di più. L’economia e il futuro della città. Non a caso nei giorni scorsi numerose associazioni di categoria, ma anche il segretario degli edili della Cgil, hanno evidenziato la crisi profonda del settore e la preoccupazione per lo stallo del piano per l’edilizia residenziale sociale che nei prossimi dieci anni dovrebbe consentire di aumentare la dotazione di case a basso costo a disposizione dei modenesi. Stallo contro cui si scaglia ora Stefano Betti, presidente di Ance Modena, l’associazione dei costruttori edili di Confindustria. Betti denuncia come da mesi la giunta abbia approvato gli accordi di programma con i privati, ma che nonostante questo sia tutto fermo, a causa dell’opposizione di schieramenti politici o gruppi di cittadini ispirati da una logica preconcetta contro la cementificazione. Ma così facendo – attacca Betti – si privano tanti modenesi di una casa a basso costo e si condanna alla crisi permanente un settore che negli ultimi tre anni ha già ridotto del 30% le imprese e registrato un vero e proprio boom della cassa integrazione. Confindustria evidenzia poi come l’housing sociale, l’edilizia a basso costo, abbia bisogno di aree edificabili e non si possa realizzare riqualificando edifici abbandonati, perché i costi sono decisamente maggiori. E oggi, con le casse pubbliche allo stremo, non si può neanche immaginare che scenda in campo direttamente il comune.


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