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Il periodo preso in esame è lo stesso – gli ultimi tre anni – ma la lettura dei risultati è diametralmente opposta. Non stupisce visto che parliamo di scuola. Da una parte i genitori, dall’altra il provveditore. E lunedì il problema arriva a Bologna.

Mancato avvio di nuove classi nelle scuole materne, riduzione del tempo pieno e cancellazioni di classi nelle scuole primarie, soppressione del tempo prolungato nelle scuole medie e classi troppo affollate soprattutto nelle scuole superiori. Negli ultimi tre anni, nella nostra provincia, sono state tagliate 500 cattedre ma gli studenti sono cresciuti di almeno 2mila unità, per questo i conti non tornano, per questo il sistema scolastico modenese è in affanno. A denunciarlo sono gli stessi genitori che, lunedì, si recheranno in treno a Bologna per consegnare all’assessore regionale all’istruzione Patrizio Bianchi le 10mila firme raccolte nelle ultime settimane a sostegno di una scuola di qualità. La posta in gioco è alta, il futuro dei nostri figli – dicono i genitori che protestano contro il pesante ridimensionamento degli organici. Scuola senza qualità? Non è di questo avviso il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale che, snocciolando i dati dei bilanci consuntivi degli ultimi tre anni, quelli relativi ai residui attivi – passati da quasi 20milioni di euro nel 2009 a poco meno di 12 milioni e mezzo nel 2010 – parla, al contrario di una situazione in netto miglioramento con l’aumento del tempo pieno e delle sezioni di scuola d’infanzia e con il con il contenimento del numero di alunni per classi. Tanto che il mensile Tuttoscuola, nel numero di giugno, promuove la scuola modenese come prima in Regione e 6^ (da 16esima che era) a livello nazionale.


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