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Dura presa di posizione di Provincia e Comune contro l’Università di Modena e Reggio Emilia per la scelta dell’ateneo di non garantire posti agli enti locali nel nuovo Consiglio d’amministrazione.

Provincia e Comune alzano i toni contro l’Università. Motivo del contendere l’esclusione degli enti locali dal consiglio d’amministrazione dell’ateneo di Modena e Reggio Emilia. Una decisione non definitiva, ma che rappresenta più di un’ipotesi, dal momento in cui la modifica è stata inserita nella bozza di adeguamento dello statuto dell’università alla legge di riforma voluta dal ministro Gelmini e approvata dal consiglio di amministrazione venerdì 8 luglio. Una bozza che, al termine della discussione, dovrà essere votata entro il mese di luglio anche dal Senato accademico. Province e comuni di Modena e Reggio Emilia, che fino ad oggi avevano ciascuno il proprio esponente all’interno del Cda, non ci stanno. L’assessore provinciale all’istruzione, Elena Malaguti, parla di «uno statuto che torna indietro rispetto a quello in vigore e che fa sì che l’università si chiuda al territorio». Stessa posizione per l’assessore comunale Adriana Querzè, che sottolinea come l’Università abbia bocciato la proposta di riservare almeno un rappresentante degli enti stessi fra i tre componenti esterni del Cda. Di definitivo non c’è nulla, anche perché il Senato accademico continua la discussione degli emendamenti che proseguirà fino alla prossima settimana, prima di procedere alla votazione. Il cambiamento in ogni caso ci sarà, perché il Consiglio d’amministrazione dell’Università che oggi è composto da 32 elementi, scenderà a 11 complessivi e i posti riservati agli esterni si ridurranno a tre. Tre poltrone per cui l’ateneo non esclude a priori comuni e province, collocandoli però sullo stesso piano di altri enti, fra cui alcuni finanziatori, che hanno i requisiti per essere rappresentati nel Cda.


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