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Difficoltà a far quadrare i conti delle famiglie, ma anche degli enti locali. E così sempre più spesso le amministrazioni ricorrono per i lavori pubblici al sub-appalto.

Ci sono fenomeni indagati a fondo, altri di cui si parla spesso ma in maniera troppo leggera. Ed è qui che si nascondo rischi e pericoli. Ne è convinto il coordinamento legalità e sicurezza della Cgil che lancia l’allarme sub-appalti nelle opere pubbliche. Nel modenese nel 2010 gli enti locali hanno dato lavori in sub-appalto per 834 milioni, un’enormità. Lavori per ditte che non hanno vinto la normale gara d’appalto, ma sono poi chiamate a realizzare concretamente le opere. E che opere: restauri e ampliamenti scolastici; messa in sicurezza di edifici e tratti stradali; piste ciclabili e rotonde; rifacimento di reti acqua, gas e fogne. In questa tipologia di gare per sub-appalto, stando ai dati dell’Osservatorio provinciale, le imprese vincitrici sono tutte, con un’unica eccezione, registrate in Emilia o in regioni del nord. Tutto a posto, allora? Assolutamente no, spiega il sindacalista Franco Zavatti perché ci sono tipologie di lavori per i quali si può avere il sub-appalto senza essere in possesso della certificazione antimafia. E anche nei servizi pubblici ci sono ribassi sospetti con casi che vanno oltre il 30 e 40%. Da qui la richiesta della Cgil di maggiori controlli nei cantieri e nelle imprese, per tracciare i movimenti dei pagamenti e verificare il regolare inquadramento degli addetti nelle cosiddette cooperative spurie.


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