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Dopo che la Corte Costituzionale aveva reso inapplicabili le ordinanze in materia del sindaco di Modena, l’amministrazione comunale ha dovuto cambiare strategia.

Non è un giro di vite sulla movida modenese, ma lo sarà di sicuro su quei comportamenti che rischiano di farla degenerare in schiamazzi gratuiti, molesti e incivili. Dopo che la Corte Costituzionale aveva reso inapplicabili le ordinanze in materia del sindaco di Modena, l’amministrazione comunale ha dovuto cambiare strategia ed ha fatto confluire tutti quei provvedimenti “bocciati” nel regolamento di polizia urbana: parliamo della vendita di alcolici, dell’accattonaggio e della prostituzione. Il nuovo provvedimento viene poi rafforzato da ordinanze “contingibili e urgenti”, come richiesto dalla Consulta, circoscritte a spazi delimitati della città e a periodi ben definiti. Tra qualche giorno e fino al 31 ottobre non si potranno vendere bevande alcoliche di qualsiasi gradazione dalla 20 di sera alle 7 del mattino nelle aree pubbliche della zona Errenord – parco XXII Aprile e in centro storico. Bar, negozi e ambulanti non potranno vendere alcolici per asporto o per consumo sul posto, mentre circoli e associazioni private potranno venderli solo ai soci e all’interno dei locali. Pizzerie, kebab, piadinerie potranno vendere bevande a bassa gradazione, non più di sei gradi – una birra per intenderci – dalle 20 alle 22. Dopodiché scatta il coprifuoco. Per le violazioni sono previste sanzioni amministrative fino ad un massimo di 500 euro e, in caso di recidiva dell’esercente, il sindaco può disporre la chiusura del negozio. E non è finita: fermo restando il divieto di vendere alcolici ai minori di 16 anni, la polizia municipale potrà avvalersi della facoltà prevista dalla legge e informare i genitori degli under 16 sorpresi con la bottiglia. Il Comune di Modena è tra i primi in Italia a dotarsi di una strategia che supera lo stop della Corte Costituzionale e ha deciso di passare all’azione anche in mancanza di un’apposita legge. Vanno in questa direzione anche il divieto di accattonaggio esteso non solo ai luoghi di cura ma anche ai centri commerciali e il contrasto alla prostituzione.


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