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L’assessore provinciale all’ambiente Stefano Vaccari prova a fare chiarezza dopo il coro di proteste sollevate alla richiesta di effettuare indagini geologiche in un’area al confine tra Modena e Bologna.

“Le ricerche geologiche per verificare la presenza di petrolio nel sottosuolo del territorio modenese non avranno alcun impatto ambientale di rilievo, ma soprattutto non preludono ad alcuna autorizzazione automatica a realizzare i pozzi”: l’assessore provinciale all’ambiente Stefano Vaccari prova a fare chiarezza dopo il coro di proteste sollevate alla richiesta di effettuare indagini geologiche in un’area al confine tra Modena e Bologna. La richiesta è partita dalla texana Hunt Oil e sono in corso le procedure per l’autorizzazione da parte della Regione. Rispondendo a una interpellanza in consiglio provinciale, Vaccari ha ricordato che dopo la liberalizzazione del settore e una volta scadute le concessioni dei precedenti soggetti pubblici, ora Hunt Oil intende verificare le opportunità minerarie in un’area che comprende anche sette comuni modenesi: Guiglia, Marano, Montese, Pavullo, Savignano, Serramazzoni e Zocca. Le ricerche – ha chiarito l’assessore – non verranno comunque effettuate in aree soggette a tutele, le rilevazioni verificheranno le onde provocate dalla caduta di pesi e da vibrazioni o dall’esplosioni di minicariche che, insiste Vaccari – “non avranno ripercussioni sulla flora e sulla fauna”. Solo dopo si passerà ad una nuova procedura di Via regionale, cui parteciperanno tutti gli enti locali interessati, per valutare l’effettiva realizzazione dei pozzi. L’idea comunque non piace agli enti locali, oggi interviene l’amministrazione di Vignola, non coinvolta direttamente dall’esplorazione, ma di fatto capodistretto di comuni che invece temono di vedere spuntare da un momento all’altro pompe a cavallino, come quelle che, negli anni ’80, ha installato l’Eni a Novi e a San Possidonio. Il tema fondamentale – dicono dalla Valle dei ciliegi – è quale idea di futuro e di sviluppo vogliamo sostenere e privilegiare. Insomma come possa conciliarsi una food valley del Panaro, con le sue eccellenze produttive e alimentari, con l’idea di uno sfruttamento del territorio basato sulla ricerca petrolifera.


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