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Il ciclone calcioscommesse, aldilà di tutto il marcio del mondo che si può addebitare al pianeta calcio, ha rivelato un nervo scoperto del sistema-Italia: il gioco d’azzardo.

Il ciclone calcioscommesse, aldilà di tutto il marcio del mondo che si può addebitare al pianeta calcio, ha rivelato un nervo scoperto del sistema-Italia: il gioco d’azzardo. Non catalogabile come voglia saltuaria di regalarsi un brivido a pagamento, ma come malattia vera e propria. E, in effetti, tra le parole più citate dell’ultima settimana c’è gioco compulsivo. Ovvero dipendenza senza sostanza. Dipendenza dal gioco d’azzardo. Uomo, modenese o meridionale, nel pieno delle forze tra i 36 e i 55 anni, spesso sposato – ma non è questa una causa di divorzio frequente, come si potrebbe pensare – operaio o impiegato, quindi non titolare d’azienda o dirigente; bassa scolarità; che abita in una casa di proprietà – a volte proprio coi genitori; affamato di scommesse o, soprattutto, videopoker, che si reca al SERT autonomamente spesso a causa della vergogna di rivelare in famiglia il problema. Ecco l’identikit del giocatore medio.


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