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Entra nel vivo la campagna elettorale in vista dei quattro referendum del 12 e 13 giugno. Ma c’è anche chi, pur non esistendo un comitato per il No, ha più di una perplessità sugli effetti di un ritorno all’acqua pubblica per legge. Tra i critici Federutility.

Entra nel vivo la campagna elettorale in vista dei quattro referendum del 12 e 13 giugno. A Modena, dalle 16,30, al Parco 22 aprile incontro organizzato dalla Cgil, con il segretario provinciale del sindacato Pivanti e Lidia Castagnoli del comitato per l’acqua pubblica. A Sassuolo, dalle 17,30, in piazza Garibaldi, i Comitati per il Sì daranno vita ad una catena umana in movimento, mentre a Carpi i promotori dei referenudum si ritrovano in piazza Martiri per la notte di mobilitazione per l’acqua pubblica e contro il ritorno al nucleare. Ricordiamo che i seggi saranno aperti domenica 12 dalle 8 alle 22 e lunedì 13 dalle 7 alle 15. Per votare è necessario presentare la tessera elettorale e un documento di identità. Nessuno dice ufficialmente No all’acqua pubblica, ma c’è chi mette con forza i puntini sulle i. E’ il caso di Federutility, che riunisce molte aziende private ed ex municipalizzate che gestiscono il servizio idrico. Ebbene, la federazione che riunisce le aziende di servizi pubblici evidenzia come in Italia a causa di una rete colabrodo viene disperso più del 37% dell’acqua e che l’Unione Europea ha più volte sanzionato il nostro Paese per la scarsa efficienza della rete, in particolare per fognature e depurazione, le attività più complesse e che necessitano delle migliori tecnologie. Federutility stima che nei prossimi 30 anni per ammodernare il servizio servano investimenti per 64 miliardi di euro. Un’enormità di cui lo Stato non dispone, a meno di non istituire nuove tasse o di aumentare il debito pubblico. In più, gli industriali del settore evidenziano come gli italiani siano gli europei che spendono meno per l’acqua, ma soprattutto come ci siano evidenti differenze tra zone del Paese, che solo una gestione di grandi dimensioni può mitigare. Dati su cui riflettere, come quelli di Hera che grazie ai massicci investimenti messi in campo in questi anni, oltre 500 milioni dal 2005, ha ora il servizio idrico più efficiente d’Italia, con una perdita di acqua di 7,8 metri cubi per chilometro di rete. Gli altri principali gestori si attestano tra i 16 e i 66 metri cubi. “Risultati – ha commentato l’amministratore delegato Maurizio Chiarini – raggiunti condividendo con gli enti locali e le Ato l’obiettivo di ottimizzare il servizio per dare ai cittadini la miglior qualità dell’acqua possibile”. Ma ovviamente, con uno sforzo economico rilevante. Anche se il 6% di remunerazione del capitale investito fa del servizio idrico un business davvero interessante, soprattutto in un’epoca di grande incertezza finanziaria.


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