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Approfondimento sull’economia modenese: Trc – Telemodena ha realizzato un “Viaggio nella crisi”, che vi proporremo da domani a venerdì prossimo al termine dei telegiornali delle 14,00 e delle 19,30.

La produzione industriale aumenta, addirittura dell’8,2% a giugno, il Pil pure, ma gli effetti sull’occupazione non si vedono. Anzi, a settembre, la Cgia di Mestre stima che si perderanno altri 70mila posti e i senza lavoro arriveranno a toccare quota 2 milioni e 300mila, con il tasso di disoccupazione al 9 per cento. In forte crescita anche gli inattivi, ovvero le persone che hanno ormai deciso di abbandonare la ricerca di un posto. In tale condizioni, considerando l’intera fascia dei possibili occupati dai 15 ai 64 anni, a giugno c’erano quasi 15 milioni di italiani, in aumento di 103 mila unità (pari al più 0,7 per cento) rispetto al 2009, in prevalenza donne e giovani, i cosiddetti Neet, ragazzi che non lavorano, non studiano, non fanno formazione e forse hanno un impiego in nero. E’ la nuova frontiera della crisi mondiale iniziata due anni. Due anni di difficoltà che hanno inciso profondamente sui comportamenti degli italiani, sulle scelte di vita e sugli acquisti. Per approfondire questo fenomeno, nuovo e imprevedibile, Trc – Telemodena ha realizzato un “Viaggio nella crisi”, che vi proporremo da domani a venerdì prossimo al termine dei telegiornali delle 14,00 e delle 19,30. Un viaggio in cinque puntate per conoscere l’opinione dei modenesi e capire aspettative e prospettive per il futuro. Dati e parole su cui riflettere. La crisi ha allargato la forbice della ricchezza, anche a Modena. Aiutare le persone in difficoltà ed impedire che altre possano essere risucchiate nel vortice della povertà è una sfida e una priorità per l’intero Paese. Il rilancio dell’economia passa per la tenuta del sistema industriale e dell’artigianato, ma senza una ripresa dei consumi interni sarà tutto molto più difficile. Da qui l’importanza di politiche che salvaguardino l’occupazione, ridiano fiato al potere d’acquisto delle famiglie e potenzino lo stato sociale. Il debito pubblico resta una palla al piede importante, anche per questo la crisi impone di fare scelte coraggiose di cui al momento non c’è traccia.


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