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Al Ramazzini i chirurghi hanno impiantato su un paziente un defibrillatore senza fili. E’ uno dei primi interventi di questo genere in Italia.

C’è una buona notizia per i malati di cuore a rischio morte improvvisa e quindi costretti a vivere perennemente con un defibrillatore impiantato. Lo scorso 28 luglio al Ramazzini di Carpi, i chirurghi dell’unità operativa di cardiologia che fa parte del dipartimento di Area critica dell’Azienda Usl diretto dal professor Zennaro, hanno impiantato un defibrillatore senza fili. Dopo due anni di sperimentazione clinica nei principali centri cardiologici mondiali, è uno dei primi interventi in Italia. Rispetto ai defibrillatori tradizionali, quello sottocutaneo è meno invasivo: con riduzione delle complicanze dell’intervento e azzeramento dei rischi per il deterioramento dei cateteri inseriti nel cuore. Un bel vantaggio per i più giovani che per più tempo dovranno convivere con il dispositivo. Il primo impianto è stato eseguito su un paziente di 45 anni affetto da sindrome di Brugada, malattia cardiaca su base genetica che causa aritmie potenzialmente fatali. Ora sta bene ed è già stato dimesso.


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