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E parliamo ora di altre stragi, quelle di mafia. A quasi vent’anni dagli attentati che sono costati la vita ai giudici Falcone e Borsellino, ieri sera, ai Giardini d‘estate, Giuseppe Ayala ha raccontato la sua verità. In un libro e in testo teatrale.

E’ stato il primo a dire che dietro all’attentato a Falcone non c’era solo la mafia. Giuseppe Ayala, giudice del pool che si è battuto contro Cosa Nostra, amico di Falcone e Borsellino, ha raccontato la sua verità nel libro “Chi ha paura muore ogni giorno”, un atto di giustizia per confutare quello che definisce un falso storico. ‘Non è vero che nel ’92 la mafia decise di uccidere i componenti più rappresentativi del pool. Noi siamo stati fermati dallo Stato, ovviamente non da tutto la Stato, ma da alcune istituzioni dello Stato già nell’88-89. Fisicamente Falcone e Borsellino erano ancora vivi, ma il pool antimafia non esisteva più’. Erano passate poche ore dalla morte del giudice Falcone quando Giuseppe Ayala, rientrando a Palermo, intervistato da una troupe della Rai, disse senza girarci intorno che non si trattava solo di mafia.‘Era la tesi di Falcone, già sopravvissuto a un attentato nel giugno dell’89. Falcone, che di mafia se ne intendeva, parlò di menti raffinatissime e di centri occulti di potere’. Consigliere presso la Corte d’Appello dell’Aquila, dopo gli attentati del ’92 Ayala si è rifiutato di vivere come reduce. Attraversa l’Italia per parlare di mafia e di giustizia. Dopo il libro, il teatro. Ieri sera ai Giardini d’Estate ha proposto un suo monologo per raccontare con un diverso mezzo di comunicazione la sua straordinaria esperienza con Falcone e Borsellino.


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