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Il 35% dei cantieri ispezionati tra Modena e Piacenza è insicuro. I dati sono della Fillea Cgil che da domani lancia una campagna contro le nuove forme di caporalato.

Part-time senza motivazione o finti artigiani pagati 10 euro l’ora. Sono tante le forme di caporalato che nei cantieri emiliano-romagnoli sono diffuse con nuove modalità. La crisi economica ha ulteriormente accentuato gli elementi negativi già esistenti nel settore , dove la competizione è al limite della legalità. A Modena, come denuncia la Fillea Cgil, le aziende attive con dipendenti sono passate da 1556 a 1354 nell’ultimo anno, hanno perso il lavoro 772 dipendenti, le ore di cassa integrazione sono triplicate e la massa salari è calata del 18%. I dati dell’attività di vigilanza nei cantieri della regione confermano che l’obiettivo “Cantiere di qualità” è abbastanza lontano. Da Modena a Piacenza, su 243 cantieri ispezionati il 35% era insicuro e, sempre negli stessi cantieri, sono stati trovati 23 lavoratori irregolari e 13 completamente in nero. “Non troviamo mai buste paga di operai edili con dello straordinario; mentre i cantieri aprono all’alba e chiudono di sera tardi”, affermano dal sindacato. Le casse edili sottolineano una mancata contribuzione che cresce, che significa paghe non corrette e contributi non versati. Il 16% delle imprese modenesi non ha, infatti, pagato i contributi regolarmente. La situazione si aggrava poi per i cittadini stranieri che, nel momento del rinnovo dei permessi di soggiorno, sarebbero contretti addirittura a pagare di tasca loro per avere un salario. Da domani, 60 operatori della Fillea Cgil saranno nei cantieri per l’avvio di una campagna di sensibilizzazione sul tema.


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