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Il senatore del Pdl Filippo Berselli depositerà presso un notaio il risultato di un concorso pubblico in programma a Modena. ‘Mi batto – dice – per moralizzare un settore e un malcostume’.

Nei prossimi giorni, molto probabilmente venerdì prossimo, il senatore del Pdl, Filippo Berselli, andrà dal notaio Panzera di Bologna per depositare una dichiarazione autenticata in cui scriverà l’esito di un concorso pubblico in programma a Modena. Lo ha rivelato lo stesso presidente della commissione giustizia del Senato, dopo aver fatto altrettanto, per due concorsi di Milano e Torino. “Mi batto – ci spiega Berselli – per moralizzare un settore e contro un malcostune inaccettabile, senza alcun intento politico perché questi concorsi pilotati hanno padrini da destra e sinistra”. Di quale concorso si tratti, però, Berselli non lo rivela, per evitare che una fuga di notizie possa indurre a modificarne l’esito, cosa per altro non accaduta al Policlincio Sant’Orsola di Bologna, dove i pronostici del coordinatore regionale del Pdl, per quanto noti, si sono rivelati azzeccati, tanto che la Procura di Bologna sul fatto ha aperto un’inchiesta. “Se accadrà lo stesso a Modena – conclude Berselli – il giorno dopo porterò la dichiarazione autentica in procura e vi racconterò tutto”. Nuova udienza processo eternit“C’erano più fibre di amianto nella strada perincipale di Reggio Emilia che all’interno dello stabilimento Icar di Rubiera”. Lo ha sostenuto oggi in tribunale a Torino, testimoniando al il maxi-processo per i decessi causati dalla lavorazione dell’amianto, Fabrizio Longono, ex dirigente di Eternit Italia. Un racconto favorevole ai due unici imputati due imputati, il miliardario svizzero Stephan Schmidaeiny e il barone belga Louis De Cartier, accusati di disastro colposo, che però non ha convinto del tutto il pm Gianfranco Colace alla luce delle precedenti testimonianze. Secondo l’avvocato difensore Astolfo Di Amato, però, è importante dimostrare come il gruppo fece forti investimenti negli anni per migliorare le condizioni di lavoro. Ovviamente non la pensano i famigliari delle migliaia di dipendenti degli stabilimenti di Casale Monferrato, Rubiera e Bagnoli deceduti per tumori connessi all’esposizione all’amianto.


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