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Cade oggi il primo anniversario della morte del modenese Ivano Barberini, l’unico italiano ad aver guidato l’Alleanza cooperativa internazionale.

Nel suo curriculum spiccavano incarichi di assoluto prestigio, soprattutto in campo internazionale, premi e riconoscimenti ottenuti in settori diversi, eppure il suo tratto peculiare, quello che chi lo frequentava sempre gli ha riconosciuto, era l’assoluta semplicità, un modo di essere e porsi nei confronti dell’altro, presidente di Stato o umile contadino che fosse. Questa forse è la lezione di vita più importante lasciata da Ivano Barberini, il cooperatore modenese deceduto ormai un anno fa. Nella sua lunga carriera era stato alla guida di Coop Italia, dell’Associazione nazionale cooperative di consumatori, di Eurocoop e della Lega nazionale cooperative e mutue, fino a quando nel 2001 fu eletto presidente dell’Alleanza cooperativa internazionale, l’organismo che raggruppa 219 organizzazioni cooperative nazionali e internazionali in rappresentanza di 800 milioni di persone nel mondo. Dal 2003 era anche presidente dell’istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, centro che, tra le altre cose, ogni anno, assegna i premi “Colombe per la pace” a coloro che, con il proprio impegno e il proprio lavoro, hanno saputo distinguersi a favore del perseguimento di un mondo più giusto. Pochi mesi prima di morire l’Università di Bologna lo aveva insignito del Sigillum Magnum, riconoscimento che negli anni era andato a politici come Jacques Delors, al premio Nobel Shimon Peres e al pontefice Giovanni Paolo II. Le ultime settimane di vita, debilitato dalla malattia, le aveva comunque dedicate al lavoro: aveva così fatto in tempo a completare “Come vola il calabrone”, il libro-testamento dedicato ai giovani con l’auspicio che sappiano essere protagonisti del loro futuro. Nel libro Barberini scriveva “L’impegno, lo spirito di sacrificio e il disinteresse personale sono stati ricompensati con monete preziose: l’autostima, la libertà di intrapresa, il sentirsi socialmente utili… Ed è tutto questo che dà un senso pieno alla vita, la rende degna di essere vissuta”.


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