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Sovraffollamento dei penitenziari e attese chilometriche per il giudizio. L’associazione per il volontariato di Modena vara un’iniziativa per sensibilizzare sul tema della pena alternativa: metodi costruttivi per riabilitare i detenuti.

Istituti di detenzione strapieni, in Italia e anche a Modena: tanti in attesa di giudizio, troppi in una singola cella. Anche tre in nove metri quadrati. Inutili, perché costretti a non far nulla. I problemi dei detenuti sono al centro della campagna dell’Associazione per il volontariato di Modena, dal titolo eloquente: Non solo carcere. Per sensibilizzare i cittadini e proporre sistemi correttivi diversi. Paola Cigarini, referente conferenza regionale volontariato giustizia, spiega che: “se una volta la percentuale di detenuti in carcere e di fruitori di sistemi alternativi era attorno al 50 e 50, oggi siamo a 67mila detenuti e appena 20mila alternativi. Una situazione insostenibile”. Vedere, per credere, il carcere di Sant’Anna, giunto a oltre due volte la capienza ideale. A fronte di un numero previsto di 202 detenuti, e di una soglia di tolleranza di 404, ci sono oggi 514 detenuti, che possono aumentare improvvisamente in caso di una retata. Ma il problema non finisce qui. Situazione analoga nei centri detentivi di Saliceta San Giuliano e Castelfranco. Il 6 maggio a Palazzo d’Accursio in centro a Bologna il primo incontro, dal titolo “La Pena Utile”. Già in distribuzione il giornalino informativo “Non solo carcere”, con prefazione di Alessandro Bergonzoni. Che parla di “Far Rinascere”, attraverso la partecipazione sociale e il lavoro: l’unica soluzione contro l’inutile “Sradicare e basta”.


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