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Si riaccende il confronto sulla Tia, la tariffa di igiene ambientale. Il rischio è che le imprese non possano più scaricare l’Iva con ulteriori aggravi.

Il fatto è noto: lo scorso luglio, la corte costituzionale ha considerato illegittima l’applicazione dell’Iva alla Tia, la tariffa di igiene ambientale, stabilendo l’obbligo di risarcire i cittadini. Chiaro e semplice, ma ad oggi non è cambiato nulla, nonostante azioni pilota delle associazioni dei consumatori con lettere di diffida ai gestori e pressioni sugli enti locali azionisti. Per dirimere la questione servirebbe una legge che chiarisca una volta per tutte come le aziende di servizi ambientali devono comportarsi, ma dal Governo non è arrivata nessuna proposta concreta. In ballo non ci sono solo i costi aggiuntivi, sotto forma di Iva, pagati dai cittadini, ma anche il costo del servizio di smaltimento dei rifiuti da parte delle imprese. Guarda un po’, famiglie e aziende, le più colpite dalla crisi. Se come proposto dall’Anci, l’associazione dei Comuni, la Tia fosse riportata all’interno dei bilanci comunali, per le imprese il costo del servizio aumenterebbe in modo considerevole in quanto non avrebbero più la possibilità di scaricare l’Iva, ma la pagherebbe tout court per la parte di competenza. Il Comune di Modena ha già detto no a questa ipotesi, ma senza una soluzione legislativa c’è il rischio che diventi l’unica strada percorribile. Così, si susseguono gli appelli all’esecutivo per non scaricare su cittadini, imprese ed enti locali il prezzo di questa complessa vertenza. Dopo il senatore Barbolini, oggi è stata la volta di Federconsumatori secondo cui è indispensabile che tutti i comuni del modenese assumano la medesima posizione.


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