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Approvato ieri in Senato la norma sul processo breve che riduce i tempi di prescrizione. Critiche le opposizioni e i magistrati: il rischio, anche per il tribunale di Modena, è quello di un collasso della macchina giudiziaria.

I processi saranno ridotti e rimborsati. Questo è quanto prevede il ddl sul processo breve approvato dal Senato. Il processo dovrà considerarsi estinto se il giudizio di primo grado non sarà concluso entro tre anni; entro due per l’appello ed entro un anno e sei mesi per il giudizio in Cassazione. Ma questo riguarderà solo i processi relativi a reati con pene inferiori a 10 anni. I termini si allungano in presenza di reati più gravi: 4 anni per il primo grado; due per l’appello; un anno e sei mesi per il giudizio di merito. Fino ad arrivare ai reati di mafia e terrorismo per i quali il primo grado dovrà durare cinque anni: tre per l’appello e due per la Cassazione. La domanda di rimborso per il ritardo subito con il processo dovrà essere presentata dalla parte interessata al presidente della Corte d’Appello del distretto in cui ha sede il magistrato competente. In media i processi presso il tribunale di Modena si aggirano su un numero pari a 3.500 l’anno con una durata media di 9 mesi per quelli con giudice monocratico e dai 12 ai 14 mesi per i processi colleggiali. Sembrerebbe un’isola felice in un quadro generale italiano di enorme lentezza, ma a preoccupare la magistratura è appunto l’avvicinamento della cosiddetta soglia di prescrizione. Se dopo tre anni la legge si dimentica del reato in questione, il rischio è quello di una condotta ostruzionista. Ad oggi sono circa un terzo le sentenze modenesi che vengono impugnate, ma se ci sarà una globale tendenza verso il rallentamento dei processi, si potrebbe anche arrivare a mettere in ginocchio l’ufficio di competenza. Ed il vero nodo centrale è la corte d’appello di Bologna, ad oggi il terzo ufficio più gravato d’Italia con 14mila pendenze. Con il processo breve salteranno Mediaset e Mills in cui è imputato il premier Silvio Berlusconi, ma probabilmente anche quello che ci riguarda più da vicino ai dirigenti del gruppo Eternit di cui faceva parte l’Icar di Rubiera.


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