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Tante le novità per l’Unione Europea introdotte dal nuovo Trattato di Lisbona, entrato in vigore ieri. Tra le riforme più evidenti c’è l’istituzione del Presidente stabile e del ministro degli Esteri.

E’ entrato in vigore ieri il nuovo Trattato europeo di Lisbona. Tante le cose che cambiano: dalla struttura della stessa Europa all’elenco delle materie che non saranno più di sola competenza nazionale. “Si tratta di una nuova era per l’Unione Europea” hanno affermato i grandi leader riuniti ieri in Portogallo per la cerimonia ufficiale. Tra le riforme più evidenti c’è l’istituzione del presidente stabile dell’Ue, il cui incarico durerà due anni e mezzo rinnovabile per un altro mandato, e l’introduzione della figura di mister Pesc, che potremmo definire una sorta di“super ministro degli esteri”, che, oltre ad essere anche il vicepresidente della Commissione europea, vede i suoi poteri rafforzati. Tra le altre innovazioni del Trattato ci sarà il voto a maggioranza qualificata in 40 materie, nelle quali i singoli Paesi non avranno più diritto di veto. L’unanimità resta necessaria solo in alcuni casi, tra i quali la politica estera e il fisco. Dal 2014 arriva anche il sistema di voto a doppia maggioranza, che riequilibra la distribuzione del potere decisionale in favore di Stati che hanno una maggiore popolazione. L’Ue, inoltre, acquisisce competenze in materie come lo sport, il turismo, la protezione dei dati personali e della proprietà intellettuale, l’energia e la salute pubblica. Immigrazione e giustizia entrano a far parte del diritto comune e delle competenze della Corte di giustizia. Arrivano anche le clausole di solidarietà e di uscita. Con la prima, su richiesta di un Paese membro, gli altri devono andare in suo aiuto in caso di aggressione armata, attacco terroristico o calamità naturale. Con la seconda, un Paese può uscire dall’Unione Europea negoziandone le condizioni. La ratifica del trattato ha avuto un cammino molto lungo e tortuoso. Iniziato nel 2001, non è che una versione rivista del progetto iniziale di Costituzione naufragato nel 2005 con i no di Francia e Olanda. Il percorso si è concluso solo nel 2007 ed ha richiesto, infine, due referendum in Irlanda e una serie di concessioni alla Repubblica Ceca.


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