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“Condizioni di vita assolutamente inaccettabili”: anche gli avvocati penalisti di Modena denunciano la situazione che si è venuta a creare alla casa di lavoro di Saliceta San Giuliano, dopo la decisione di revocare licenze e permessi. E gli internati continuano lo sciopero della fame.

Quarto giorno di sciopero della fame per 70 internati della casa di lavoro di Saliceta San Giuliano. A detta dei volontari, che hanno dato voce alla protesta, la situazione è ancora sotto controllo, anche se per qualcuno degli internati si è reso necessario il ricovero in infermeria. Lo sciopero della fame – scrivono in una lettera i volontari e il cappellano della casa di lavoro – arriva dopo la decisione del magistrato di sorveglianza di revocare licenze e permessi, anche quando – insistono i volontari – “per motivi familiari e di lavoro sarebbero legittimi”. Gli internati chiedono al più presto un incontro con il presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna. Venerdì una delegazione degli avvocati della Camera penale di Modena si recherà alla casa di lavoro. Si tratta della seconda visita in pochi mesi: già lo scorso giugno, con un documento ufficiale, i penalisti avevano denunciato le condizioni della struttura carceraria di via Panni. Un problema di sovraffollamento, come noto, comune anche al Sant’Anna. Nel caso della casa di lavoro di Saliceta la situazione è degenerata dopo che il Ministero ha bacchettato il magistrato di sorveglianza di Modena per l’applicazione delle licenze continuative, quelle che si concedono in forma quasi automatica a quei detenuti che hanno trovato un lavoro fuori provincia. Ad essere messa in discussione è l’interpretazione dell’articolo 53 dell’ordinamento penitenziario: per gli ispettori ministeriali a Modena veniva applicato a maglie troppo larghe, da qui il richiamo al magistrato e il blocco delle licenze continuative. Il risultato è che in pochi mesi il numero degli internati della casa di lavoro è praticamente raddoppiato: 116 le persone attualmente ristrette – dicono i penalisti – rispetto a una capienza massima di 60.


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