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20 anni fa finiva un’epoca. La decisione del governo della Germania est di consentire i viaggi all’ovest segnava la fine del mondo diviso in blocchi, uscito dalla seconda guerra mondiale, mentre migliaia di giovani scavalcavano festanti il muro che da 28 anni separava Berlino. Immagini che hanno fatto del 9 novembre 1989 una data storica.

Svolta inevitabile, vittoria della libertà, speranza tradita, illusione delusa da qualunque parte la si guardi, oggi tocca agli studiosi interpretare quello che fu, ma quel giorno, il 9 novembre 1989, per le vie di Berlino, a Check point Charlie e davanti alle televisioni di tutto il mondo a prevalere erano le emozioni. Eravamo tutti berlinesi e a ripensarci torniamo ad esserlo. Il muro simbolo della guerra fredda, della divisione est-ovest, della contrapposizione Stati Uniti – Unione Sovietica crollava sotto i colpi di piccone di migliaia di giovani. E niente sarebbe stato più come prima. "Il crollo del muro ci ha insegnato che non si può fare giustizia sociale con la polizia politica, con l’autoritarismo" – commenta il prof. Lorenzo Bertucelli, docente storia Europa contemporanea. Ma a distanza di vent’anni sono ancora tanti i muri reali che separano dei popoli, dalla Corea alla Terra Santa, dall’India al Marocco. Simboli di un mondo ancora diviso e diseguale. "Dopo 20 anni, oggi, nel 21esimo secolo c’è un’altra sfida: trovare un nuovo equilibrio tra l’individualità personale e l’interesse collettivo" – ha concluso il prof. Bertucelli.Occhetto e la svolta del Pci In Italia, tre giorni dopo quella svolta epocale, arrivò la decisione dell’allora segretario del Pci, Achille Occhetto, di cambiare nome al Partito Comunista “perché nulla sarebbe stato più come prima”. Il mondo, secondo Occhetto, si trova oggi a fare i conti con nuovi muri, fisici e non solo. Muri che frenano il progresso dell’umanità, nonostante i due valori fondamentali, libertà e uguaglianza, siano tornati a camminare insieme. Difficoltà che hanno attraversato anche il centrosinistra italiano, dopo la svolta della Bolognina. Per l’ultimo segretario del Pci, è il momento di tornare all’Ulivo, nell’accezione più ampia possibile.   


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