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Non c’è bisogno di guardare alla tragedia di Messina per capire i possibili danni di una cattiva gestione del territorio. E se da una parte dobbiamo fare i conti con l’imprevedibilità delle calamità naturali e delle alluvioni, dall’altra è possibile puntare sulla prevenzione e sulla riqualificazione ambientale.

Spesso ce ne ricordiamo solamente quando arriva il bollettino da pagare, ma il Consorzio della bonifica della Burana si occupa stabilmente del controllo e della difesa del territorio per proteggerlo dalle calamità naturali, portando l’acqua dove serve per irrigare o per usi industriali e promuovendo attività di riqualificazione ambientale. Buona parte del lavoro è indirizzata alla manutenzione delle opere idrauliche e alla pulizia dei torrenti e dei corsi d’acqua per prevenire, per quanto possibile, fenomeni di dissesto idrogeologico. In base alla legge di riordino regionale, in Emilia Romagna i consorzi sono passati da 15 a 8. La Burana ha così accorpato parte della pianura bolognese (Crevalcore, Sant’Agata e San Giovanni) arrivando così a gestire un territorio di più di 240mila ettari e 3mila chilometri di canali spalmati su tre regioni, 5 province e 58 comuni. Dal 1° ottobre il nuovo presidente del Consorzio della bonifica di Burana è Mario Girolami.


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