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C’è una legge e c’è un termine entro il quale presentare domanda: la nostra Regione è in pari con gli strumenti necessari all’applicazione del piano casa varato dal Governo. Spetta ai singoli comuni stabilire eventuali limiti all’applicazione della legge.

C’è anche l’Emilia Romagna tra le 12 regioni appena, in pari con l’approvazione delle legge urbanistica che rende operativo il piano casa. Da Parma a Piacenza sono quindi fissati i termini generali che delineano modalità e tempi per l’ampliamento delle abitazioni fino al 20% della superficie. Termini che puntano al minor consumo di territorio, riducono la burocrazia e giocano tutto in termini di qualità delle costruzioni sotto il profilo di risparmio energetico, sicurezza sismica e garanzia di quote di edilizia residenziale sociale. Una legge insomma che punta a trasformare il piano casa statale a vera e propria azione strutturale di qualificazione del territorio, in un quadro però che fortemente risente della mancata emanazione, da parte del Governo, di un decreto legge di semplificazione delle procedure, bloccato in conferenza stato-regioni nella scorsa primavera. La legge regionale non ha impedito il delinearsi di misure locali frammentate da distinguo e differenze da comune a comune: a Modena, per esempio, come altri del territorio, si è introdotto l’obbligo di sottoporre progetti di ampliamento ad una commissione che, entro i 30 giorni previsti, effettua controlli di qualità architettonica e paesaggio. Punto di raccordo per tutti i cittadini della regione un termine: quello del 31 Dicembre 2010 per presentare domanda di ampliamento della propria abitazione.


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