in:

Coordinerà il pool antimafia della Procura di Modena Lucia Musti, da oggi ufficialmente procuratore aggiunto a Modena. Una professionalità e un’esperienza costruita a combattere la criminalità organizzata. Modena – ha detto – è ormai la filiale di Casal di Principe.

Deve ancora confrontarsi con il procuratore capo Vito Zincani sull’organizzazione del lavoro, ma non c’è dubbio che Lucia Musti, neo procuratore aggiunto a Modena, conosce bene il nostro territorio la nostra realtà. Come magistrato antimafia a Bologna ha seguito numerosi processi contro i cotronesi prima (bische clandestine e spaccio di droga sulla Riviera Romagnola) e il clan dei casalesi poi, tutte indagini queste ultime che portano a Modena – specifica la dottoressa Musti: “Loro ci sono, loro lavorano qui, loro sono dei nostri. Modena è una filiale di Casal di Principe, si tratta di un dato ormai assodato". Una professionalità specifica, riconosciuta dal Consiglio superiore della Magistratura che dopo un lungo e complicato iter l’ha assegnata alla sede di Modena, dove la dottoressa Musti coordinerà il pool contro la criminalità organizzata. Un ufficio che dovrà lavorare al meglio. Il procuratore aggiunto riconosce il lavoro delle forze dell’ordine locali (“conoscono il territorio e come i clan si organizzano”) e l’attenzione al fenomeno delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria ("Modena è presente, colta sensibile. E’ un tessuto sociale che non nasconde la testa nella sabbia, affronta una certa situazione, ne tiene conto, la teme e fa anche delle proposte operative”). Ma quando un’indagine di mafia passa alla Dda di Bologna, si rischia di perdere il contatto con il territorio. Per la dottoressa Musti la soluzione è nel cosiddetto ‘sistema di applicazione’: il pm di una procura viene affiancato da un magistrato della Dda di Bologna che ha il compito di supervisore, ma l’inchiesta resta nelle mani di chi l’ha seguita fin dall’inizio. “Non è un caso che, lo scorso luglio, il sostituto procuratore della Dda di Bologna, Falcone, abbia utilizzato i carabinieri modenesi per arrestare una quarantina di presunti affiliati al clan dei casalesi” – ha detto il nuovo aggiunto di Modena: "E’ un sistema consentito dalla legge, applicato in tutta Italia. Una volta che un fascicolo diventa un fascicolo di mafia, perchè coinvolge dei reati che tali lo rendono, anziché perdere la competenza di questa procura, attraverso il sistema dell’applicazione si può continuare in qualche modo a seguire il fascicolo e quindi a mantenere la territorialità e la specificità della procura di Modena sul punto. Ma queste sono solo le mie buone intenzioni che faranno i conti e con la grande mole di lavoro che questa procura deve affrontare nel quotidiano e con la volontà del nostro procuratore".


Riproduzione riservata © 2018 TRC