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Regolarizzazione colf e badanti, si parte: da domani tutti i datori di lavoro potranno inviare on line la domanda per la sanatoria, pagando un contributo di 500 euro.

Di badanti se ne potranno avere due, sempre che ci sia una regolare certificazione sullo stato di salute del «badato». Ma di colf non più di una a famiglia e, anche per questo, ci vuole un requisito: un reddito dichiarato non inferiore ai 20 mila euro (se single) o 25 mila (se in coppia). La sanatoria sulla regolarizzazione di colf e badanti approvata qualche giorno fa entra in vigore domani. E fino al 30 settembre si potrà presentare la dichiarazione di emersione on line, sul sito del Viminale. Quest’anno non ci sono quote, nessun limite massimo di domande, quindi risulta inutile la gara di velocità col mouse: tutte le domande che rispondono ai requisiti, compresi reddito e certificati medici, saranno accettate, previo pagamento dell’indispensabile contributo di 500 euro per la sanatoria. La ricevuta sarà poi disponibile, sempre sul sito del Viminale, entro 72 ore e si potrà scaricare inserendo l’apposita password. L’unico vincolo per presentare la domanda è che le persone da regolarizzare, lavoratori italiani, comunitari o extracomunitari irregolari che lavorano come colf o badanti, siano alle dipendenze del datore che presenta la domanda da almeno tre mesi a partire dal 30 marzo 2009. Sono tra le 500mila e le 750mila le domande di regolarizzazione attese. Anche per questo, in aiuto dei datori di lavoro, soprattutto anziani, è stata firmata oggi l’intesa tra Ministero ed Anci per una collaborazione ed assistenza da parte dei comuni per le dichiarazioni di emersione del lavoro irregolare. La domanda di regolarizzazione comporta il decadimento automatico «dei procedimenti penali e amministrativi legati al reato di clandestinità»: insomma, chi vuole emergere non è più irregolare. Diverso è il caso di chi ha commesso reati gravi e che non potrà in nessun caso essere regolarizzato, per esempio chi ha già ricevuto un decreto di espulsione, chi sia segnalato «ai fini della non ammissione sul territorio» o chi abbia condanne che prevedono l’arresto in flagranza. Pene molto gravi anche per chi tenta di utilizzare le nuove norme per mettere a posto persone diverse da badanti o colf: si rischia il carcere da uno a sei anni.


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