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Cresce la polemica nel comprensorio ceramico circa la collocazione della nuova moschea. Sassuolo pone il veto, mentre proprio oggi il presidente dell’Auser scrive al primo cittadino, richiamando i valori costituzionali.

Nello scontro tra sindaci nel comprensorio ceramico sul tema della moschea scendono in campo anche le associazioni. E’, infatti, di oggi una lettera aperta al sindaco di Sassuolo Luca Caselli firmata dal presidente dell’Auser Maurizio Davolio, il quale richiama il primo cittadino a ricordare gli articoli 3 e 8 della Costituzione Italiana. “E’ compito della Repubblica – recita appunto l’articolo 3 – rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini” senza discriminazioni di sesso, razza, lingua o religione. Sul territorio sassolese sono presenti due associazioni culturali islamiche: una che ha sede in via Cavour proprietaria di un capannone adibito a moschea e l’altra, El Huda, che poco meno di un anno fa aveva firmato un accordo, ora in scadenza, con la precedente amministrazione per la concessione temporanea di un parcheggio in via Regina Pacis, sul quale è stato costruito un prefabbricato dedicato alle attività della stessa associazione. La volontà della nuova amministrazione sassolese è quella di trovare una nuova sede per entrambe le realtà islamiche del territorio, che riunioscono fedeli musulmani provenienti da tutto il comprensorio ceramico e non solo. La soluzione auspicata da Caselli è quella di una sede in un comune che non sia però Sassuolo. Netta la contrarietà del sindaco di Fiorano Claudio Pistoni e del primo cittadino di Formigine Franco Richeldi che non considerano di loro competenza il “problema moschea” sia perché la maggioranza degli stranieri risiede a Sassuolo, sia perché la richiesta non è stata avanzata nei rispettivi territori. Uno scontro che rischia di sconvolgere l’equilibrio dell’Associazione dei Comuni se a breve non si arriva ad un accordo comune. Accordo in linea anche con l’articolo 8 della Costituzione Italiana, richiamato da Davolio: “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”.


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