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“Bologna non dimentica”: migliaia di persone, dietro lo striscione giunto nel piazzale della stazione di Bologna per ricordare la strage, 29 anni dopo. Fischi per il ministro Bondi, che rappresentava il Governo.

Un lungo minuto di silenzio per ricordare le 85 vittime e gli oltre 200 feriti, rimasti segnati dall’orrore di quella mattina, in una piazza, quella antistante la stazione di Bologna, che non ha dimenticato, che non vuole dimenticare, nonostante siano ormai passati 29 anni da quell’orribile strage che si abbatté sulla città di Bologna e sull’Italia intera. Una tragedia smisurata, un pezzo di tremenda storia italiana, ancora viva nella memoria di molti. Perché, come ha ricordato il sindaco Flavio Delbono “che ci piaccia o no, sappiamo esattamente dove eravamo il 2 agosto del 1980, la mattina in cui un’esplosione cancellò la stazione di Bologna”. Lo sanno bene quelli che hanno una quarantina di anni e oltre, testimoni in presa diretta di quegli avvenimenti, e che ora si ritrovano con il dovere di trasmettere la propria memoria, il ricordo di quelle ferite ma anche il ricordo di come la giustizia degli uomini, faticosamente, ha individuato i responsabili di quella strage fascista, alle nuove generazioni, a chi ha meno di 40 anni e pensa al 2 agosto come ad un passato lontano invece che ad un dolore presente. Una ferita ancora aperta perché, come invece ha sottolineato Paolo Bolognesi, Presidente dell’associazione familiari vittime, nessuno di coloro che sono stati coinvolti a vario titolo per la strage è attualmente in carcere. Dure le sue parole: “occorre rendere pubblici i documenti – ha detto – Solo così il Parlamento potrà avviare un’operazione di verità. Altrimenti le complicità politiche nel proteggere chi ha armato la mano dei terroristi saranno palesi”. Una contestazione nei confronti del Governo, resa evidente dai fischi che hanno accompagnato l’intero discorso del ministro Sandro Bondi.


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