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“Un atto dovuto, non c’erano i crismi previsti dalla legge”. Così il sindaco di Sassuolo Caselli spiega lo stop ai corsi di arabo. “E’ pura propaganda” attacca il Pd.

Fuorilegge le lezioni di arabo sinora tenute la domenica mattina nei locali dell’Istituto Morante di Sassuolo. Tanto che l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Caselli, ha deciso di chiudere i corsi che, tra ottobre e giugno, venivano frequentati da oltre un centinaio di bambini, in età scolastica, residenti a Sassuolo. “Un atto dovuto” ha spiegato il primo cittadino, chiarendo che non c’erano i presupposti di legge per proseguire con le modalità previste nell’accordo sottoscritto tra Comune, Istituto scolastico e gruppo “Insieme per i nostri figli”, costituito dalle associazioni di cultura araba della città. In sostanza mancava l’autorizzazione dell’ufficio scolastico provinciale: irregolarità già evidenziata, ma sanata provvisoriamente durante lo scorso anno scolastico. Stavolta no, è arrivata la sospensione. “La decisione del sindaco Caselli di chiudere i corsi di arabo è pura propaganda – attacca il consigliere del Pd Susanna Bonettini – e rischia di far proliferare scuole non controllate e di aumentare la tensione sociale nella comunità sassolese”. Se, dunque, l’opposizione non è per nulla convinta della decisione presa, vista come un passo indietro rispetto ad un processo di integrazione, dal canto suo il sindaco di Sassuolo non chiude del tutto la porta: se ci sarà modo di sanare l’irregolarità non è escluso che i corsi possano ripartire.


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