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A 65 anni esatti da quella data “buia”, il ricordo dell’eccidio di Cibeno continua ad essere vivo e sentito. La dimostrazione dal clima di commozione in cui, anche quest’anno, si è svolta la commemorazione.

Sono passati 65 anni dall’eccidio compiuto dai nazisti all’interno del Poligono di tiro di Cibeno. Era il 12 luglio 1944, quando 67 internati politici vennero prelevati dal campo di Fossoli, uomini di varie esperienze, di tutte le professioni e di tutte le regioni, dai 16 ai 64 anni. Portati al poligono, vennero fucilati sull’orlo di una fossa scavata il giorno prima da internati ebrei. A cosa finite, la fossa comune fu colmata e il silenzio cadde sul fatto, fino alla Liberazione. Ai martiri di Cibeno l’amministrazione di Carpi, insieme ai familiari delle vittime, dedica ogni anno una commemorazione solenne davanti alla lapide che, nel silenzio della campagna, ricorda il tragico fatto. L’appuntamento è stato rispettato anche questa mattina, alla presenza delle massime autorità militari e civili, delle associazioni combattentistiche e d’arma e di un folto gruppo di ex partigiani, alcuni giunti appositamente in pullman dalla Lombardia. Dopo i riti religiosi cattolico ed ebraico, il saluto del sindaco Enrico Campedelli che ha parlato dell’obbligo morale a non dimenticare e della responsabilità a far sì che nessuno dimentichi. “Dobbiamo diffondere la cultura della conoscenza e dell’inclusione – ha detto il primo cittadino – per evitare che i virus del razzismo e dell’intolleranza tornino a germogliare”. La parola è poi passata al senatore Giuliano Barbolini, anch’egli presente insieme alla deputata carpigiana Manuela Ghizzoni, che ha citato Primo Levi e riepilogato le vicende storiche che hanno fatto da sfondo alla strage.


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