in:

Le espulsioni per gli stranieri che delinquono già erano previste, ma sono difficilissime da attuare: sulla situazione di sovraffollamento del Sant’Anna oggi intervengono i volontari del gruppo “Carcere e città”.

La situazione di sovraffollamento del carcere modenese è stata a più riprese denunciata sia dal direttore Madonna che dai sindacati degli agenti di polizia penitenziaria: 110 agenti devono sorvegliare 575 detenuti. Ogni cella ormai ospita 5 carcerati costretti a dormire per terra per mancanza di spazio. Il problema non riguarda solo Modena: è, comunque, vero che la nostra è la regione con il maggiore squilibrio nel rapporto tra detenuti e agenti in servizio. Solo ieri il senatore Barbolini del Pd aveva presentato un’interrogazione al ministro Alfano in cui denunciava come non esistano comunicazioni ufficiali del ministero che sanciscano il trasferimento di un centinaio di detenuti modenesi come, invece, in campagna elettorale, il centro-destra aveva promesso. Allora che fare? Ad intervenire oggi sono i volontari del gruppo Carcere-città. Scettici sugli annunci che si costruiranno altre carceri (non si riescono ad aprire neppure quelle già terminate come a Rieti o a Reggio Calabria per mancanza di personale e di fondi), i volontari partono da un dato di fatto: la popolazione carceraria è aumentata, i reati no. Questo significa che, anche per dare una risposta in qualche modo esemplare alla giusta voglia di sicurezza dei cittadini, si finisce con il punire con il carcere anche reati lievi, quelli legati, spesso, alla condizione di clandestinità e di tossicodipendenza. Risultato carceri sempre più ingestibili, costi per la comunità sempre più alti, bassa percentuale di persone recuperate socialmente come indicherebbe, invece, la Costituzione. Sul lungo periodo, bisognerebbe, quindi, riformare il codice penale e le leggi sulle droghe, l’immigrazione, la recidiva. Subito – dicono i volontari – si potrebbe attuare la legge Gozzini che prevede l’uso di misure alternative per chi ha residui di pena inferiori all’anno. Di sicuro, la misura dell’espulsione per i carcerati stranieri tanto celebrata, sarà difficilissima da attuare: è prevista già dal 2000, ma mancando gli accordi con i paesi di origine, risulta pressochè impraticabile.


Riproduzione riservata © 2016 TRC