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Il procuratore capo di Modena Vito Zincani interviene sul disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, approvato ieri dalla Camera. "Fare le indagini sarà più difficile".

L’associazione nazionale magistrati ha lanciato un pesante allarme: la scure sulle intercettazioni telefoniche, prevista nella legge approvata ieri alla Camera con la fiducia, è la morte della giustizia penale. "Se non la morte, ha detto oggi il procuratore capo di Modena, Vito Zincani, avrà di certo una vita molto difficile". Tempi accorciati, autorizzazioni aggiuntive, fino anche a dover chiedere quella del presidente del consiglio, esclusi solo reati di mafia e terrorismo, necessità di avere già gravi indizi di colpevolezza. E pesanti conseguenza per eventuali violazioni. Questi alcuni dei punti delle legge, che fanno dire ai magistrati che indagare diventerà quasi impossibile. Telecamere in città, cambia l’uso Con il voto alla Camera sul decreto intercettazioni viene anche rallentata, e in alcuni casi addirittura negata, la possibilità di usare a fini processuali le riprese effettuate con le videocamere di sorveglianza nelle città. Una norma che interessa in particolar modo Sassuolo, comune con più telecamere istallate in provincia di Modena. Il numero in totale è 122, due delle quali si trovano nella zona Quattroponti, dove poco più di un mese fa si è consumato un omicidio per motivi di droga. Il tema della sicurezza, dunque, sempre più al centro del dibattito politico, soprattutto ora che siamo in piena campagna elettorale in vista del ballottaggio tra il candidato del centrodestra Luca Caselli ed il sindaco uscente Graziano Pattuzzi. Sull’utilizzo delle telecamere di sorveglianza interviene il Partito Democratico modenese, che chiede conto alla centrodestra e alla Lega dell’approvazione del decreto intercettazioni. Infine è d’accordo con Pattuzzi il candidato sindaco del centro-sinistra al Comune di Mirandola Maino Benatti che attacca quella che definisce “la destra delle false promesse”.   


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