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A distanza di un anno, scatta il procedimento disciplinare nei confronti del magistrato di sorveglianza di Modena colpevole di aver concesso la libertà vigilata a un camorrista che, a Pescara, uccise un uomo.

Il ministro della Giustizia Alfano ha promosso un’azione disciplinare nei confronti del magistrato di sorveglianza di Modena, Angelo Martinelli, per il caso di Michelangelo d’Agostino, l’ex camorrista che il 6 luglio del 2008 uccise Mario Pagliari, un pescarese di 64 anni proprietario di uno stabilimento di balneazione. Era stato Martinelli a concedere a D’Agostino il permesse di lavoro a Pescara, dopo il suo trasferimento nella casa di lavoro di Castelfranco Emilia. L’azione disciplinare sarebbe stata promossa per una condotta improntata a negligenza inescusabile, parole un po’ ostiche per contestare la procedura con cui vengono rinnovati licenze e permessi di lavoro. Martinelli ora verrà interrogato e potrà spiegare le sue ragioni, dopodichè scatterà l’archiviazione o verrà disposto un processo davanti al Csm. “Dovremmo essere in grado di prevedere il futuro” – ha commentato oggi il magistrato di sorveglianza. Un mese dopo l’omicidio, il guardasigilli aveva ricevuto la vedova e il figlio del balneatore e aveva avviato le indagini sul caso, disponendo un’ispezione a Modena e a Pescara. Il magistrato modenese ammise da subito le proprie responsabilità, dicendo ai microfoni di radio e tv locali e nazionali di sentirsi moralmente colpevole per quel delitto, del fatto che tre ragazzini fossero rimasti senza padre, ucciso da una persona della quale si era fidato, tanto da concedergli la libertà vigilata.


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