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A 150 anni di distanza la discussa figura del generale Enrico Cialdini continua ad accendere gli animi, e non solo degli appassionati di storia

Sabato prossimo a Castelvetro, paese natale del generale Cialdini, si sarebbe dovuta tenere una tavola rotonda di presentazione del libro dal titolo “Eserciti in campo nel Risorgimento – i vinti”. Si tratta del seguito di un primo volume, uscito nel 2000, in cui veniva raccontata la storia dell’Unità d’Italia e dell’annessione delle regioni del Sud vista dall’ottica dei vincitori. Una rivista nazionale, tra l’altro fraintendendo completamente l’oggetto della ricerca, aveva parlato a proposito dell’iniziativa di Castelvetro di un momento di “esaltazione” della figura di Cialdini, responsabile, tra l’altro, di una pesante repressione del brigantaggio e delle forze insurrezionali nel Sud del paese. La cosa davvero incredibile è che a 150 anni di distanza da quei fatti non si possa ancora parlarne e discuterne con la tranquillità che vicende consegnate alla storia del paese dovrebbe consentire. Viaggiando su Internet abbiamo trovato articoli che parlano senza mezzi termini dei “delitti” di Cialdini. Anzi si invita a boicottare l’iniziativa di Castelvetro sul “sanguinario” generale Cialdini utilizzando la foto di Alberto Sordi nel famoso “gesto dell’ombrello”. Gli animi sono ancora surriscaldati. L’assessore alla cultura del Comune di Castelvetro ha dovuto inviare mail di precisazione in cui denunciava “il grave equivoco” in cui qualcuno è incorso. In Comune sono comunque piovute proteste, in alcuni casi dai toni anche violenti, ma sono arrivate pure scuse e mezze ammissioni sull’equivoco. Ufficialmente il rinvio della sola tavola rotonda, ma non della pubblicazione del volume che sarà a disposizione di tutti da sabato, avviene per “un necessario momento di riflessione”. La tavola rotonda verrà forse recuperata a settembre: l’intera vicenda ha comunque un sapore “surreale”.


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