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“Lo spirito di fazione avvelena la lotta politica nel nostro paese”: anche ricordando Marco Biagi, come già aveva fatto, ieri sera, alla Camera di commercio, il presidente Napolitano ha rivolto un invito “all’unità e alla coesione sociale”.

“L’Italia è l’unico paese al mondo dove sono stati uccisi degli studiosi impegnati nel progetto di riforma del mercato del lavoro”. Con questo duro atto di accusa Michele Tiraboschi, il delfino di Marco Biagi, ha, fin dall’inizio del suo intervento, messo il dito nella piaga: nel nostro paese, quando si tenta di scardinare uno status quo acquisito si rischia la vita. Lo ha ribadito con fermezza anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “La nostra vita democratica deve essere capace di liberarsi di quello di spirito di fazione che avvelena la lotta politica e la vita sociale”. Il settimo convegno internazionale dedicato al giuslavorista dell’ateneo modenese Marco Biagi, i cui lavori si sono aperti alla presenza del Capo dello Stato, vedevano la presenza in sala delle famiglie di molte vittime del terrorismo. Oltre a Marina Biagi, presidente della Fondazione dedicata alla memoria del marito, c’erano anche i parenti di Emanuele Petri, Roberto Ruffilli, Ezio Tarantelli e Walter Tobagi. Michele Tiraboschi ha parlato dell’eredità di Marco Biagi, della sua opera, del suo insegnamento, ma non si è sottratto neppure al ricordo dei momenti precedenti alla morte del giuslavorista, quando lo Stato gli negò la scorta. “disperata solitudine – ha commentato – di uomini coraggiosi”. Analisi lucida quella di Tiraboschi: sono stati presi gli uccisori materiali di Biagi, ha detto, ma non i mandanti morali, unico momento in cui la sua voce è vacillata è quando, ricordando il sovrintendente di polizia Petri, il pensiero è andato a tutti quegli anonimi uomini delle scorte che rischiano la vita insieme ai bersagli che devono difendere. Tiraboschi, a distanza di sette anni, continua infatti ad essere un uomo al centro del mirino. Altrettanto “a schiena alta” il discorso del presidente della Repubblica. Ha ringraziato di essere stato invitato alla cerimonia: da tempo, infatti, ha detto, desiderava dare un segno pubblico di vicinanza e di impegno a Marina, ma anche agli altri famigliari delle vittime del terrorismo, quelli presenti a Modena li ha voluti incontrare privatamente prima di entrare nella sala. Napolitano ha, poi, consegnato il premio dedicato al giuslavorista scomparso ad un neo-dottore per la sua tesi di laurea sui temi del lavoro, un emozionato Andrea Lax. In platea, tra le autorità locali, anche l’ex presidente nazionale di Confindustria Montezemolo e il segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani che, al termine dell’incontro, ha scambiato un caloroso saluto con il Capo dello Stato.


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