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Con le ronde non saremo più sicuri, saremo tutti meno liberi: gli avvocati penalisti di Modena commentano il decreto antistupro del Governo e lo fanno affrontando argomenti impopolari.

I penalisti di Modena bocciano il decreto legge ‘anti stupro’ varato dal Governo e lo fanno argomentando una a una le norme che toccano le questioni più spinose: le ronde, le modifiche sulla custodia cautelare e gli immigrati clandestini. Ieri sera il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena ha licenziato un documento in cui si bolla come demagogico il provvedimento del Governo, approvato sull’onda emotiva di gravi fatti di cronaca. Gli avvocati penalisti cominciano dalle ronde, l’istituzione delle associazioni di privati cittadini per il controllo del territorio e il contrasto alla criminalità: ‘una grave deroga al principio secondo il quale la tutela della sicurezza pubblica rientra nel novero delle competenze primarie ed esclusive dello Stato’. “Se il decreto dovesse essere convertito – scrive il direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux’ – non saremo certo più sicuri, ma saremo certamente meno liberi”. Il documento critica la scelta di protrarre fino a sei mesi il periodo di permanenza degli immigrati clandestini nei centri di identificazione e di espulsione, che ‘rischia di trasformare tali strutture in veri e propri campi di detenzione’ dove far finire anche chi non ha necessariamente commesso un reato. Infine i penalisti di Modena affrontano uno dei problemi più dibattuti, decisamente impopolare, che tocca uno dei reati più odiosi: l’obbligatorietà della custodia in carcere per gli indagati del reato di violenza sessuale. Per la Camera penale di Modena è un provvedimento in palese contrasto con il principio della presunzione d’innocenza, che si ‘traduce in una vera a propria anticipazione della pena’. Stesse considerazioni sulla scelta di precludere le misure alternative ai condannati di violenza sessuale: vietarle a priori – ribadiscono gli avvocati – va contro la stessa Costituzione che, all’articolo 27, sancisce il fine rieducativo della pena. L’obiettivo della certezza della pena deve essere raggiunto con altri strumenti: processi veloci e un apparato giudiziario efficiente. Per un serio approccio ai temi della sicurezza e della giustizia – concludono i penalisti di Modena – servono maggiori risorse a favore delle forze dell’ordine e dell’apparato giudiziario.


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