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Tra gli effetti della crisi economica in atto, c’è anche il drastico calo del lavoro precario. In Emilia Romagna i nuovi impieghi, nel secondo semestre del 2008, sono calati di un terzo.

Più di qualsiasi legge, poté la crisi. Dopo anni passati a discutere di lavoro precario e a dividersi tra favorevoli e contrari, dimenticandosi però di adeguare gli ammortizzatori sociali alla nuova realtà, in un attimo il il problema pare superato. Semplicemente perché lavoro non ce n’è più; in molti casi nemmeno per gli assunti a tempo indeterminato. Figurarsi per i precari. Così in Emilia Romagna, quinta regione in Italia per numero di impieghi, in base ai dati pubblicati oggi dal Sole 24 ore, le missioni avviate nel secondo semestre del 2008 sono state 37920, il 27,8% in meno, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Un crollo verticale che si accentua giorno dopo giorno e colpisce indistintamente grandi e piccole imprese, tanto che il saldo tra missioni avviate e cessate è -22.485. Performance addirittura peggiori della media italiana, perché in Emilia Romagna anche molte piccole aziende, soprattutto meccaniche, avevano fatto ricorso al lavoro interinale. Un problema per tanti giovani che avevano seguito questa strada per avvicinarsi al mondo del lavoro e che ora vedono sbattersi la porta in faccia senza nemmeno essere tutelati da adeguati ammortizzatori sociali, ma anche per le agenzie di fornitura: 323 quelle attive in regione, 60 nel modenese. E le previsioni per il 2009 sono ancora più nere. Un’emergenza, quella dei precari che perdono il posto di lavoro, per la quale il parlamentare modenese Ivano Miglioli ha chiesto al Governo misure straordinarie per sostenere occupazione e reddito. Secondo il deputato del Pd, solo a Modena, 35mila lavoratori rischiano di non vedersi rinnovato il contratto alla prossima scadenza, 120mila in Emilia Romagna.


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