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Dopo lo stop produttivo deciso ieri dalla proprietà di Emilceramica, la sorte dello stabilimento di Solignano sembrerebbe segnata. Ma i sindacati sperano che si ripeta un secondo caso Iris.

Il parcheggio è pieno, il presidio permanente organizzato dai lavoratori sin dai primi giorni della vertenza, attivo. All’apparenza un normale giorno di crisi allo stabilimento Emilceramica di Solignano. Ma non è così. Dentro la fabbrica le macchine sono ferme e i lavoratori riuniti in assemblea, per decidere le contromosse. In piena vertenza, infatti, ieri pomeriggio la proprietà ha deciso lo stop produttivo, comunicato direttamente in fabbrica ai dipendenti. Uno choc per loro e per le organizzazioni sindacali che dall’inizio di questa complessa vicenda stanno provando in ogni modo a salvare lo stabilimento di Solignano e quanti più posti di lavoro possibili. Sino ad ieri, la scadenza per i 116 dipendenti Emilceramica di Solignano, era quella del 12 aprile, quando, in caso di mancato accordo tra sindacati e proprietà, i licenziamenti sarebbero diventati operativi. La forzatura di ieri mette a rischio anche lo stipendio di questi ultimi giorni. Per questo, stamattina in assemblea, i dipendenti, messa da parte l’idea di continuare lo stesso la produzione, hanno deciso di comunicare all’azienda la loro disponibilità ad andare a lavoro. Una sorta di braccio di ferro cui domani saranno chiamati anche i dipendenti di Emilceramica di Fiorano con un presidio davanti al magazzino e 4 ore di sciopero, dalle 8 alle 12. Intanto i sindacati si preparano a denunciare l’azienda per comportamento antisindacale. Anche se molto, ovviamente, dipenderà dall’evolversi della trattativa. Il 3 marzo in Regione si riunirà per la prima volta il tavolo istituzionale; il 5 nuovo round a Confindustria Modena e la speranza dei lavoratori è che dopo la serrata di ieri si imbocchi la strada seguita per l’Iris. Per salvare il salvabile.


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