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Il piano cave ha caratterizzato nei mesi scorsi il confronto politico, con molti comitati civici sul piede di guerra. Oggi la giunta provinciale ha deciso di congelare per tre anni il 25% del fabbisogno previsto in attesa di capire quali saranno le conseguenze della crisi.

La crisi taglia anche l’estrazione di ghiaia: un quarto dei volumi previsti dal Piae della Provincia sarà congelati per tre anni, in attesa di verificare come reagirà l’edilizia. Lo ha deciso la giunta, su proposta del presidente Emilio Sabattini, nel documento di risposta alle osservazioni di cittadini, imprese e forze politiche e alle riserve formulate dalla Regione. Tra le novità anche l’accoglimento di un’osservazione del Comune di Castelfranco per la riduzione di un milione di metri cubi del prelievo nell’area di Piumazzo e l’introduzione di norme più vincolanti per i ripristini con almeno il 50 per cento dei terreni che dovranno essere rinaturalizzati, con una quota del 20 per cento riservata a bosco di pianura. Verrà istituito, inoltre, un tavolo di garanzia con la partecipazione di rappresentanti dei comitati. Il “congelamento” riguarda gli inerti e vale oltre 5 milioni di metri cubi di ghiaia e quasi tre milioni e mezzo di argilla, su un fabbisogno complessivo stimato di 50 milioni, 23 per l’edilizia e 27 per le infrastrutture. Tra tre anni, la Provincia rifarà i conti e deciderà se sbloccare la quota congelata. “Per il Piano – commenta il presidente Sabattini – si tratta di una conferma dell’impostazione e delle tutele già previste; il miglioramento tiene conto della mutata situazione economica non rinunciando, però, a scommettere sul futuro e sulla ripresa e quindi sulla realizzazione delle infrastrutture indispensabili per lo sviluppo”. Adesso tocca ai consigli comunali approvare l’intesa, poi la Provincia licenzierà definitivamente il Piae.


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