in:

Il nodo di Modena è la principale emergenza idraulica dell’Emilia Romagna. A dirlo, stamattina nel corso di un vertice in Municipio, l’assessore regionale alla difesa del suolo Bruschini che ha confermato lo stanziamento di 7 milioni per risolvere il problema.

Emergenza dissesto idrogeologico in montagna, emergenza canali e torrenti nella zona pedecollinare, emergenza fiumi intorno a Modena e nella Bassa. Le piene dei giorni scorsi, con i ripetuti allarmi e la protezione civile costretta a notti in bianco per monitorare i corsi d’acqua, ha riproposto con evidenza il problema idraulico del modenese. Questione aperta da qualche anno, da quando le precipitazioni si sono fatte più rare ma decisamente più intense, come confermato stamattina in Comune dall’assessore regionale Marioluigi Bruschini, che ha presieduto un vertice con tutti gli enti responsabili della gestione di fiumi e corsi d’acqua: Aipo, Servizio tecnico regionale dei bacini Enza, Panaro e Secchia, Provincia e comuni rivieraschi. Nel corso dell’incontro, i rappresentanti degli enti locali hanno ribadito gli interventi ritenuti indispensabili per mettere in sicurezza il modenese: ampliamento delle casse d’espansione del Secchia, realizzazione di casse d’espansione per il Naviglio ai prati di San Clemente, completamento del diversivo di Martiniana, manutenzione del torrente Grizzaga e degli argini e adeguamento dei portoni vinciani per mettere in sicurezza Bomporto. Senza dimenticare gli oltre 15 milioni per ripristinare le strade di montagna danneggiate e mettere in sicurezza i versanti più a rischio frana. Un piano costoso di interventi urgenti che la Regione si dice pronta a sostenere con una parte delle risorse stanziate per il Po dal Governo Prodi. Risorse, però, che oggi sono ancora ferme a Roma.


Riproduzione riservata © 2017 TRC