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E mentre la piena lascia Modena per avvicinarsi al Po, inizia la conta dei danni. La Provincia sta valutando di chiedere lo stato di calamità naturale, ma intanto chiede di potenziare le casse d’espansione.

Tre notti senza sonno con il naso all’ingiù a guardare il livello dei fiumi e a cercare di limitare i danni. E adesso man mano che l’emergenza si sposta verso valle, inizia la conta dei danni. Domani, con ogni probabilità, la Provincia chiederà lo stato di calamità naturale e, ancora più importante, rilancerà con Regione e Aipo, l’ex Magistrato per il Po, sulla necessità di potenziare le casse d’espansione del Secchia. Quelle esistenti tra Rubiera e Campogalliano sono giudicate insufficienti, nonostante gli oltre 15 milioni di metri cubi di acqua che sono in grado di assorbire. Meglio sul Panaro, dove già è previsto il potenziamento di quella in località Prati di San Clemente. Resta il nodo idraulico di Modena, con l’immissione del Naviglio nel Panaro che mette a rischio Bomporto. Il 10 dicembre in una riunione già convocata, la Provincia chiederà a Regione e Aipo di intervenire, utilizzando una parte dei 180 milioni stanziati per il Po dal Governo Prodi.


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