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Il Governo che ha fatto marcia indietro sul decreto taglia-scuole. Tutto rimandato al prossimo anno. Soddisfatto il presidente della Conferenza dei governatori delle Regioni italiane, Vasco Errani.

La vibrante protesta del mondo della scuola un primo risultato l’ha ottenuto. Dopo l’opposizione compatta di Regioni, Province e Comuni alla chiusura dei piccoli plessi di montagna e di quelli sottodimensionati, il Governo ha fatto marcia indietro. Nel prossimo anno non chiuderà nessuna scuola, come peraltro già deciso dalla Provincia per il modenese, e i tagli saranno rimandati al 2010, ma solo con l’accordo degli enti locali. Esulta Vasco Errani, presidente della Conferenza dei governatori delle Regioni italiane, che però rilancia chiedendo al Governo di ridiscutere in toto la Legge Gelmini, a cominciare dagli effetti del ritorno al maestro unico. Di “vittoria importante” parla anche la senatrice modenese Mariangela Bastico, Ministro ombra del Pd agli affari regionali. “Un successo – commenta – frutto dell’impegno comune di genitori, studenti e insegnanti per salvare la scuola pubblica, come istituzione capillarmente radicata nel territorio”. “Adesso, però – le fa eco la parlamentare carpigiana, Manuela Ghizzoni – bisogna vigilare su come il Governo intende recuperare i 250 milioni che non arriveranno dalla chiusura dei piccoli plessi. Se torneranno a tagliare nella scuola o nel welfare, invece di cercare i veri sprechi, troveranno la nostra ferma opposizione”. Soddisfatta del passo indietro del Governo anche l’assessore regionale all’istruzione, Paola Manzini, che ribadisce come in Emilia Romagna si sia già raggiunto l’obiettivo del dimensionamento ottimale. “Tanto più – sottolinea – che nei centri minori e nei comuni montani a rischio di spopolamento, la scuola non assolve solo a compiti educativi, ma è un presidio fondamentale del territorio”. Ma per una vicenda che si chiude, ecco un altro fronte di scontro tra Regioni e Governo che si apre. Secondo l’assessore alla sanità, Giovanni Bissoni, senza modifiche alla finanziaria, nel 2010, all’Emilia Romagna mancheranno 250 milioni di euro, 350 l’anno successivo. Tagli che colpiranno uno dei sistemi sanitari più virtuosi d’Italia.


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