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Il caso di malattia invalidante sarà la moglie a decidere quali terapie salvavita adottare. Il caso modenese aperto la strada ai testamenti biologici su persone sane.

E’ il primo caso in Italia di testamento biologico preventivo concesso a un uomo sano. Il decreto depositato questa mattina dal giudice tutelare Guido Stanzani rappresenta una vera e propria rivoluzione in materia, concedendo a una persona perfettamente sana di esercitare un diritto primario, quello di pretendere, in caso di malattia o infortunio, il rispetto delle disposizioni terapeutiche in precedenza scelte. Lo scorso giugno, un libero professionista modenese di 50 anni, molto noto in città, ma con l’intenzione di preservare il suo anonimato, si era rivolto all’avvocato Maria Grazia Scacchetti per trovare una soluzione a quello che è tuttora un vuoto normativo, la possibilità di accettare o rifiutare una terapia quando di fatto non si è più nelle condizioni di intendere e di volere. Il modenese ha seguito l’iter previsto dalla legge sull’amministratore di sostegno. E’ stata redatta una scrittura privata in cui il beneficiario indicava nella moglie e, in subordine, nella figlia il suo amministratore di sostegno. La scrittura è stata autenticata successivamente dal notaio Giorgio Cariani, ma quattro colleghi prima di lui si erano rifiutati di farlo. Accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Scacchetti, questa mattina il giudice tutelare ha di fatto dato nelle mani del modenese un documento che non può essere impugnato e che certifica, a futura memoria, le sue volontà. Il giudice Stanzani è lo stesso che, lo scorso maggio, autorizzò il rifiuto di terapie invasive per la sassolese Vincenza Santoro Galano, 70 anni, affetta da sclerosi laterale amiotrofica, ma appunto si trattava di una persona già ammalata, con una breve prospettiva di vita. "Il decreto depositato oggi può diventare un leading case che risolve il problema delle persone che non vogliono essere sottoposte a terapie teoricamente salvifiche, in realtà finalizzate a rimandare la morte biologica" – ha commentato l’avvocato Maria Grazia Scacchetti che precisa: "Il decreto del giudice tutelare risolve due questioni importanti: quali sono le terapie salvifiche e quando diventano accanimento terapeutico e cosa succede se la persona cambia idea. Un provvedimento che, forse, potrà fornire una soluzione anche sul caso di Eluana Englaro, in discussione nei prossimi giorni"


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