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Nubi nerissime sull’unità sindacale. In risposta alla Cgil che martedì aveva deciso azioni solitarie per sbloccare la riforma della contrattazione, la Uil si dice pronta a uscire da tutte le rsu. Critica anche la Cisl.

“La Cgil da sola non vince e non va da nessuna parte”. L’affondo di martedì di Donato Pivanti, che dal palco della Polisportiva Modena Est aveva tuonato, citando il caso Alitalia, “Senza la Cgil non si va da nessuna parte”, non è andato giù, al pari ruolo della Uil modenese, Luigi Tollari, che ribalta il concetto. Motivo del contendere la riforma della contrattazione con Cisl e Uil ancora sedute al tavolo con Confindustria e la Cgil sulle barricate. Una trattativa che, come fu per la firma separata del Patto per l’Italia con il precedente Governo Berlusconi, genera forti tensioni tra i sindacati confederali, con Tollari che si dice pronto a mettere in discussione tutte le rappresentanze sindacali unitarie nelle aziende. E questo, nonostante su scuola, università e pubblico impiego, i confederali sono pronti a marciare insieme contro i recenti provvedimenti del Governo. Ma è proprio questo che fa arrabbiare ancora di più Tollari, che accusa la Cgil di nutrire un pregiudizio politico ideologico nei confronti del centrodestra. Contrapposizione preventiva che impedisce di svolgere il compito proprio di un sindacato che – dice Tollari – è quello di chiudere i migliori contratti possibili. E anche il segretario provinciale della Cisl, Francesco Falcone, critica la rottura del tavolo sulla riforma contrattuale: “Non seguiremo la Cgil sulla strada del radicalismo e delle manifestazioni unilaterali dalla valenza tutta politica – dichiara Falcone – Non possiamo condannare il sindacato all’emerginazione perché in ballo ci sono 3 miliardi che possono finire nelle tasche dei lavoratori”. Ma Falcone non chiude nemmeno ad azioni di protesta: “Se non avremo risposte su lotta all’evasione fiscale, al lavoro nero e all’economia sommersa, potremmo arrivare allo sciopero generale, ma adesso dobbiamo evitare il rischio di essere accomunati all’opposizione politica”.


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