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L’amianto che si produceva all’Icar di Rubiera ha ucciso e continua ad uccidere anche a Modena. Lo racconta un modenese, dipendente storico dell’azienda, Alfredo Bersani. L’abbiamo intervistato, dopo che la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici della multinazionale svizzera Eternit.

Sono almeno tre gli ex dipendenti dell’Icar di Rubiera, gruppo Eternit, morti negli ultimi 15 anni di mesotelioma, un tumore ai polmoni che non lascia scampo. Uno viveva a Fanano, due a Modena ovest. Altri, a distanza di tempo, accusano malesseri. Tutti però vivono nella paura dell’amianto, e delle conseguenze dei tanti anni passati a contatto con una delle sostanze più cancerogene. "ci sentiamo come bombe ad orologeria, ma di noi si parla poco” dice Alfredo Bersani, modenese, 71 anni, di cui quasi 30 passati a fare il carrellista proprio all’Icar. A loro pensa la Cgil di Reggio Emilia che, ancora oggi, a 16 anni dalla chiusura della fabbrica, cerca gli ex dipendenti, o i loro famigliari, per avere giustizia. La stessa che sta cercando anche il procuratore di Torino Raffaele Guariniello, che ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici della multinazionale Svizzerta Eternit, di cui l’Icar faceva parte. Le accuse, per i due dirigenti, sono di disastro doloso e omissione volontaria di cautele. Sono 48 i morti di Rubiera. 1400 a Casal Monferrato, da dove è partita l’inchiesta. "Credo che ormai l’unica cosa in cui si può sperare è un indennizzo – chiosa Bersani – perchè non credo che i dirigenti dell’Eternit pagheranno per le loro colpe. Quali sono? Aver pensato solo ai soldi, e non agli operai che sarebbero morti"


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